Le torri litoranee
A partire dal
1509, anno in cui venne attaccata Cabras, le azioni dei pirati musulmani contro
la Sardegna, allora dominio spagnolo, si fecero sempre più frequenti:
nel 1514, con l'attacco a Siniscola, nel 1515 ancora a Cabras, nel 1520 a
Sant'Antioco, Pula, Carbonara e Caresi (in Gallura) e nel 1522 interessarono
Uras, Terralba e Castellaragonese (odierna Castelsardo).
Contro queste scorrerie, Carlo V di Spagna condusse due spedizioni militari
e, nel 1535, impartì direttive volte ad una più efficace difesa
della zona costiera mediante la costruzione di opere fortificatorie, in aggiunta
a quelle fatte erigere da Pietro II d'Aragona nel 1354.
Nel 1578 il Viceré Don Michele de Moncada effettuò una ricognizione
del regno finalizzata a perfezionare il sistema di difesa litoranea e per
la cui attuazione si rese necessario ricorrere ad ulteriori imposizioni fiscali
che gravarono sui commerci della lana, del formaggio, del cuoio e del corallo.
Le torri di avvistamento vennero edifìcate
in punti elevati ed in collegamento visuale fra di loro in modo da poter scambiare
segnali ed essere di efficace difesa alle rade, tonnare, saline e ai villaggi:
erette, su pianta circolare, in forme cilindriche, troncoconiche e cilindriche
su base tronco-conica (ma ce ne sono pure quadrangolari, poligonali ecc.)
si elevano mediamente per dieci metri, hanno massa muraria compresa fra 0,70
m e 2,80 m e presentano l'ingresso sopraelevato di 4,50 m dal piano di campagna;
una scala mobile di legno consentiva l'accesso alla torre ed era anche utilizzata
per gli spostamenti al suo intemo. L'ingresso immetteva in una camera coperta
con volta a botte o costolonata o con colonna centrale di sostegno, in cui
si tenevano le armi e le munizioni e che comunicava, mediante una botola,
con la cisterna sottostante in cui veniva raccolta l'acqua piovana. La torre
finiva con una terrazza, sovrastante la camera, in cui era sistemato il cannone.
Nelle torri erano di guarnigione l'Alcaide, o capo torre, soldati e artiglieri
in numero variabile, ed anche barcaroli e forzati.
Al di là della precipua funzione di difesa dalle incursioni dei Mori,
le torri svolsero anche compiti sanitari, impedendo il diffondersi di ricorrenti
pestilenze, e bloccarono episodi non inconsueti di contrabbando. Continuarono
a svolgere questi compiti ancora in epoca sabauda quando, nel 1720, vennero
sottoposte a restauri conservativi.
Nel 1815, quando il Congresso di Vienna decretò agli Stati di Tunisi,
Tripoli ed Algeri la fìne del commercio degli schiavi, le torri cessarono
da ogni funzione e vennero definitivamente smilitarizzate nel 1867 dal Governo
italiano.
Lungo la costa
del territorio che si considera, in cui si aprono diverse cale, frequentati
punti d'approdo per piccole imbarcazioni che praticavano la pesca ed in cui,
fino al 1744, si trovava, a Pittinurì, una tonnara, vennero erette
sei torri: tre nel litorale di Tresnuraghes e tre in quello di Cuglieri. Le
troviamo, da nord a sud, nell'ordine che segue.
La torre detta Columbargia, edificata su di un promontorio a protezione di
due cale e della rada di Porto Alabe, dipendeva direttamente dall'Amministrazione
delle Torri e nel 1729 vi stazionavano un Alcaide e due soldati pagati dai
villaggi della Planargia.
La torre Ischia Ruggia, posta alla distanza di circa quattro chilometri da
quella di Columbargia e a circa due da quella di Foghe, da l'impressione di
non essere mai stata completata; nel 1729 vi erano di guardia un Alcaide e
due soldati pagati dalla Planargia di Bosa.
La
torre di Foghe, già in funzione nel 1572 e restaurata nel 1604 e nel
1767, si eleva per circa nove metri, a cento metri sul livello del mare, a
controllo della foce del rio Mannu. Ha la scala contenuta nella massa muraria.
È elencata in territorio "de la villa de Culler" in una tabella
del 1729 da cui risulta anche che vi stazionavano due soldati che dipendevano
dalla Amministrazione Reale di Sassari.
La torre di Capo Nieddu, crollata pressoché completamente, si conserva
per soli cinque metri d'elevato.
La
torre di Santa Caterina di Pittinuri, già in funzione nel 1599, era,
nel 1729, sede di un Alcaide e due soldati a carico del marchese di Siete
Fuentes; sita su di un promontorio a controllo della baia omonima, è
stata recentemente restaurata.

La
torre di Su Puttu, detta anche di Orfano Puddu, era in funzione dal 1596 a
controllo del litorale di Is Arenas e dell'insenatura di S'Archittu; si conserva
in pessimo stato.
Nel maggio 1799, il tentativo barbaresco di catturare due imbarcazioni bosane,
prontamente rifugiatesi sotto la torre di Foghe e difese da quella a colpi
di cannone, fece diffondere nella zona e principalmente a Cuglieri, sede del
Marchese della Planargia, lo sgomento per un'invasione che si riteneva imminente:
l'immediato stato d'allarme ed il pronto accorrere a Foghe della milizia conseguì,
fortunatamente, la verifica del modesto incidente accaduto.
Ben più grave, nel 1684, l'esordio dell'invasione barbaresca a Magomadas,
stroncata dagli abitanti di Tresnuraghes che attaccarono gli incursori mentre,
con prigionieri e bottino, facevano ritorno alle navi, riuscendo perfino a
strappare loro un drappo. Analogamente, in precedenza, il pronto accorrere
dei seneghesi sventò l'attacco dei barbareschi, che al comando del
terribile corsaro Occhiali erano approdati tra Is Arenas e S'Archittu e da
lì si erano diretti verso l'interno, a Narbolia.