Il
Montiferru
si presenta, alla luce delle indagini più recenti, come uno degli "epicentri"
dei nuraghi a corridoio, ben attestati in territorio di Seneghe (nuraghe Connau,
Piscamu, Craccheras, Narba, Umbulos, Preigiuanne), di Bonàrcado (nuraghe
Aurras, Cannargia, Gianna Uda, Serra Crastula, Cuau) e presenti anche a Scano
Montiferro (nuraghe Cùnculu e Mesu 'e Rios), Narbolia (Carazzu e Scala
Cuaddos), Milis (Tronza) e Santu Lussurgiu (Mura Matta).
Strategicamente elevati su alture, in modo da controllare il territorio circostante,
ed in posizione per quanto possibile occultata, i nuraghi a corridoio sono
espressioni di una società eminentemente pastorale in cui ebbero funzioni
di abitazione.
Realizzati con blocchi poliedrici su piante di varia forma (circolari, rettangolari,
ovali,ecc.) con parametro murario estemo a grossi blocchi poliedrici ed elevati
per circa 4-5 metri, sono caratterizzati internamente da un corridoio piattabandato
nelle cui pareti possono aprirsi delle nicchie o vani di scale che conducevano
al piano superiore terrazzato ed in cui erano disposti ambienti di abitazione
e di guardia.
Per questi nuraghi si conoscono due differenti stadi evolutivi. Nel primo
i vani del corridoio e della scala furono subordinati (tant'è che possono
anche mancare) alla necessità primaria di ottenere ambienti al piano
superiore, come documenta il nuraghe Narba di Seneghe. Nel secondo stadio,
al contrario, i corridoi posti al piano terra si articolano all'interno dello
spessore murario in altri ambienti distinti come, ad esempio, nel nuraghe
Tronza di Milis.
Un posto a sé occupano il nuraghe Crastula di Bonàrcado e quello
detto Mesu 'e Rios di Scano Montiferro: nel primo la forma del nuraghe a corridoio
e quella del nuraghe a tholos coesistono giustapposte;nel secondo pare di
individuare una tappa evolutiva del nuraghe a tholos, ancorata alla tradizione
del nuraghe a corridoio e testimoniata dalla pianta a forma ellittica con
corridoio lungo l'asse minore, dal notevole spessore murario, dalla copertura
piattabandata di anditi e di scale, dall'assenza di spiragli di scarico e
dalla posizione in un sito naturalmente protetto e a controllo di un corso
d'acqua. In una fase preliminare di evoluzione del nuraghe monotorre a tholos
si colloca il nuraghe Altoriu di Scano Montiferro, in cui si rilevano, accanto
alla considerevole massa muraria, l'angustia dei vani del piano terra e l'esigenza
pertanto conseguente di disporne altri al piano superiore, nonché la
differente inclinazione esterna del paramento murario.
Nel Montiferru, in sintonia con quanto avviene nel resto dell'Isola, i tempi
del Bronzo Medio sono caratterizzati da una sorta di fervore edificatorio
dei nuraghi monotorre di forma troncoconica e cupolati all'interno mediante
aggetto progressivo di fìlari concentrici di grandi blocchi. Questi
nuraghi li conosciamo, nella forma più elementare, composti da un corridoio
d'ingresso e dal vano della camera. La scala, dapprima mobile in corda o legno,
venne successivamente ricavata nella massa muraria con vano d'accesso situato
nella camera o, più spesso, su di un fianco del corridoio. L'apertura
di nicchie arricchì il vano della camera e una nicchia, o garetta di
guardia come viene per l'appunto interpretata, divenne un elemento pressoché
costante su di un fianco del corridoio.
Fra i nuraghi monotorre più ragguardevoli del Montiferru, anche per
il discreto stato di conservazione, si segnalano quelli di Munì de
sa Figu e di Uràssala, in territorio di Santu Lussurgiu e, ancora,
la torre slanciata e dall'accurato paramento murario di Abbaùddi, a
Scano Montiferro, e quella di Nuraghe Nani di Tresnuraghes con attorno resti
del villaggio abitato ancora in epoca romana.
Singolare, in territorio di Sennariolo, il monotorre di Leortinas, oltre che
per lo straordinario spessore murario, 5,20 m, anche per i due ingressi da
cui vi si accede e per il corridoio circolare, largo 1 m, che concentrico
al perimetro della torre introduce, poi, alla camera svettata e senza nicchie.
Fittamente punteggiata di nuraghi, in maggioranza monotorre, la piana agricola
di Sessa a Cuglieri: fra essi citiamo la torre di Oratiddo e quella di Ergulis;
nella parte meridionale dello stesso territorio comunale, in regione Pittìnuri,
si impone, dal ciglio dell'altipiano basaltico denominato Ispe-rarzu Crastachesu,
la torre omonima.
Nei tempi del Bronzo Recente (1200-900 a.C., III fase nuragica), riconosciuti
come "la bella età dei nuraghi", si assiste allo sviluppo
dei nuraghi plurimi o complessi, ottenuti per aggiunzione di altre torri a
quelle originarie di maggior rilievo per territorio, secondo modi e soluzioni
diverse: tutte estremamente originali, frutto di un'architettura evoluta e
perfezionata.
Nel nuraghe Nargius di Bonàrcado la torre aggiunta fronteggia quella
primitiva a cui è collegata da due murature rettilinee secondo lo schema
che si definisce "a tancato"; lo stesso tipo di aggiunzione si trova
nel nuraghe Molineddu di Seneghe. A Scano Montiferro, nel nuraghe Sa Mura
'e Mazzala due torri aggiunte, raccordate da murature rettilinee alla torre
principale, la fronteggiano negli angoli nord ed est. Nel nuraghe Brunku di
Bonàrcado la torre antica è fronteggiata da un corpo aggiunto
con due torrette marginali che racchiudono, insieme con la torre maggiore,
un cortile. Due torri unite da una cortina curvilinea completano, a Santu
Lussurgiu, il nuraghe Crasta e bilobata è, nello stesso territorio,
la stupenda architettura del Piricu con la torre centrale che conserva intatta
la tholos e la camera al piano superiore. Trilobato, a Cuglieri, il nuraghe
Longu cui è annessa una tomba di giganti, quadrilobati il Mesumaiore
di Seneghe, la cui torre primitiva conserva parzialmente la camera al piano
superiore e il fìnestrone che vi si apriva, il Nuracale di Scano Montiferro
discretamente conservato nei corpi aggiunti, e il Tradori di Narbolia con
tholos intatta nella torre centrale.
Nelle tombe dei giganti, monumenti sepolcrali collettivi del periodo nuragico,
che peraltro non soppiantarono del tutto le domus de janas e le sepolture
dolmeniche, cogliamo espressioni nuove del culto prestato ai defunti e, con
esso, nuovi aspetti della religiosità.
Le tombe constano di un lungo corridoio, piattabandato oppure a copertura
ogivale e absidato nella parte finale; ai lati dell'ingresso due bracci semicircolari
delimitano lo spazio dell'esedra. Solitamente una stele, con cornice centinata
o a dentelli, posta al di sopra del portello, prolungata sul muro dell'esedra,
ne sottolinea la monumentalità. In pianta, la tomba si presenta come
raffigurazione di una testa taurina (il cui muso è riprodotto nel muro
di fondo arrotondato mentre le corna lo sono nei due bracci che avvolgono
l'esedra), simbolo del principio maschile paredro della Dea Madre.
Mentre il vano del corridoio era destinato ad accogliere le deposizioni, l'esedra,
dotata di sedili lungo i bracci, era riservata alla celebrazione di riti,
propiziatori e per il sonno eterno dei defunti e per la guarigione dei malati:
le tombe dei giganti erano quindi sepolcri e insieme santuari.
Nello spazio dell'esedra si trovavano anche betili (beth=casa, el=Dio) provvisti
a volte, al di sotto della sommità, di incavi interpretati come occhi
della divinità guardiana della pace dei morti.
Alle tombe in struttura poliedrica, associate al nuraghe Narba di Seneghe,
ed in origine, probabilmente, senza la stele, e a quella di S'Elighe Ona o
Crasta di Santu Lussurgiu, priva di quell'armonico raccordo architettonico
ad andamento concavo rettilineo fra corpo della tomba e ali dell'esedra, si
aggiungono, nel Montiferru, quelle costruite con tecnica più accurata,
caratterizzata da corridoi in opera isodoma, a pareti inclinate, con taglio
obliquo dei conci e con cornici a dentelli sopra il muro dell'esedra; sono,
queste ultime, le tombe dei giganti di Oratanda, Sas Presones, Badu Campana
e Oragiana di Cuglieri, di Adde Pizzìa di Santu Lussurgiu e il capolavoro
ad archi monolitici di Pedras Doladas a Scano Montiferro. Dall'esedra della
tomba dei giganti di Oragiana provengono i betili in basalto con incavi quadrangolari,
disposti nel cortile antistante la chiesa di Santa Caterina di Pittinuri.
Un betile con incavi è pure in territorio di Tresnuraghes.